Tanto rumore per nulla

21 07 2009

Dopo più di un mese di silenzio addirittura due post in due giorni. E’ che oggi c’è una questione che proprio mi preme sullo stomaco, che proprio mi dà astio e insofferenza. Io sono consapevole che del nostro caro presidente non si dovrebbe parlare, perché facciamo solo il suo gioco e balle varie, ma io ne voglio parlare di questa cosa, e lo voglio fare non per attaccare lui, ma per dire basta a questa inutile sinistra che non rappresenta nessuno e che probabilmente manco esiste (non in senso metaforico, proprio in senso fisico). Inizialmente credevo che la battaglia di Repubblica sul caso Noemi fosse cosa buona e giusta, che i cittadini dovessero sapere e non per voyerismo, ma perché i soldi che finanziano appalti e favori vari per la soddisfazione dei politici sono loro a toglierseli dalla busta paga. Perché, diciamolo, se uno considera il genere femminile alla stregua del niente, io al massimo posso decidere di non votarlo o di protestare di fronte ad una legge che ritengo ingiusta, ma certo non gli vado a mettere le cimici in camera da letto. Vorrei poi calzare la penna sul fatto che pubblicare delle intercettazioni così, con un processo che non è nemmeno iniziato, con un niente che ne attesti la veridicità è, non solo illecito e diffamatorio, ma profondamente stupido. Stamattina mentre leggevo e ascoltavo, vabbè la curiosità è stata troppo forte, queste famose intercettazioni sul sito di Repubblica, l’unica domanda che mi ronzava in testa era proprio la stessa che si è fatto il premier: “Tutto qui?”. Solo a me è sembrato che questi dialoghi non significassero nulla e che hanno solo tolto dignità ad un’inchiesta che era più che legittima?

s.mocche

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E non c’è niente da capire

20 07 2009

Mi piacciono lo stile sobrio di Angela Merkel, il fare pacato di Zapatero e, in fondo in fondo, anche la capacità di fare la cosa giusta quando serve di Nicolas Sarkozy. E se butto l’occhio Oltreoceano rimango a bocca aperta a guardare Obama, come tutti. Eppure, noi che in Europa siamo tanto impazienti di trovarci un giovane bello e “abbronzato” che ci indichi la strada, un leader che gli somiglia al di sopra di ogni sospetto ce l’abbiamo già: Silvio Berlusconi. Chi altri può vantare pari carisma? Chi altri ha quel sorriso a trentadue denti che ti da fiducia e sicurezza, tanto da spingerti a votarlo, nonostante l’emisfero razionale gridi “Noooo! non lì, non lì!” ogni volta che si tratta di mettere una crocetta? Potremmo candidamente sostenere che Mr. Obama ha vinto perché ha riportato le minoranze al voto, perché aveva un programma che rispecchiava i bisogni della gente, o perché ha organizzato una grande campagna elettorale. Oppure perché balla in pubblico, perché è bello e perché anche lui ha un sorriso a trentadue denti che ti da fiducia e sicurezza. Per lo stesso sorriso i moralisti americani hanno chiuso un occhio quando il presidente ha ammesso di aver fatto uso di droghe e i cattolici italiani ne hanno chiusi due quando il loro di presidente ha evaso tasse, corrotto avvocati, organizzato festini in stile Playboy… Sull’asse della politica si collocano ai due estremi opposti, basti pensare a come hanno affrontato la crisi economica, l’ “abbiamo un problema, cercherò di fare il possibile” dell’uno, e il “va tutto bene, non vi preoccupate non succede niente” dell’altro, ma sono convinta  che se si sfidassero si troverebbero ad avere più elettori in comune di quanti potremmo immaginare.

Questi pensieri nascono da qui:

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s.mocche





Aboliamo il quorum

22 06 2009

Io sono un elettore, e in quanto elettore sono sempre, perennemente, costantemente incazzato! Cito l’automobilista di Gioele Dix perché, a meno di un’ora dalla chiusura dei seggi elettorali per il referendum abrogativo, appena il 16 % degli italiani è andato a votare.

Come volevasi dimostrare, l’astensione ha vinto. E io mi arrabbio.

Non per l’esito della consultazione in oggetto, no. Piuttosto per l’uso (sbagliato) che da anni si fa di questo strumento di democrazia.

La legge italiana prevede che, per abrogare una legge ordinaria, è necessario che si rechino alle urne almento il 50 % più 1 dei votanti. Ma dal 1995 questa percentuale non è più stata raggiunta. Con un immenso spreco di soldi e di tempo.

Ma non solo. Perché dare tutto questo potere a chi decide di non scegliere?

Andare a votare è un diritto e un dovere, ma sempre più spesso, quando si cita la parola referendum, l’associazione diretta è  con ”astensione”. “Ma che ci vado a fare, tanto il quorum non si raggiunge”… certo così è ancora più difficile!!

I politici stessi incentivano il boicottaggio, e va a finire che la volontà dei contrari viene confusa e mescolata con la scelta dei menefreghisti (nessunno dei due va a votare). Con l’esito paradossale che  viene eliminata la segretezza del voto: chi va a votare vota si, altrimenti non ci va!

Ma allora, dico io: perché non eliminare direttamente questo quorum per il referendum abrogativo? Per lo meno, chi non vuole subire una scelta fatta da altri, prende la sua bella tessera elettorale e va a mettere la croce sulla scheda, recuperando un po’ di senso civico e morale.

E se proprio non gli va di uscire per andare ai seggi allora peggio per lui, saranno i cittadini più partecipi a prendere le decisioni. Come è giusto che sia.





Italiani!!!!!!!

11 06 2009

Ho appena spento la tv. Dopo l’ultima puntata di Annozero credo che una buona mezz’ora di totale silenzio mi farà bene. Stasera andrò a letto un po nervosa, l’approvazione della legge sulle intercettazioni ha dato il colpo di grazia a una studentessa siciliana già abbastanza demoralizzata come me. Ma fino a quando la gente si ostinerà a votare per un partito che ci sta togliendo persino la libertà di essere informati? Temo per la nostra democrazia. Non ho mai aspirato a diventare una giornalista, ma il fatto di non poter più essere a conoscenza di ciò che realmente accade attorno a me mi inquieta un po. Noi italiani abbiamo bisogno di uscire dalla nostra ignoranza. Forse chiedere di iniziare a leggere i giornali è troppo, dato che la nostra storia ci insegna che non siamo mai stati bravi in questo. Sarebbe un passo avanti guardare i telegiornali per intero, senza limitarsi ai titoli d’inizio e cambiare canale “dato che ormai i tg danno solo brutte notizie e ci fanno andare il cibo di traverso”. Penso che guardare in faccia la realtà possa già essere considerato un buon risultato. Su italiani, ma vogliamo sul serio continuare ad essere lo zimbello degli altri stati europei?!?

Leggi il testo http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_988600131.html





Gheddaun gheddafi

10 06 2009

Roma è sotto assedio per l’arrivo del simpatico libico. Molte, giustamente, sono le proteste. Ma io purtroppo non sono più la giovane ragazza impegnata di un tempo e, anche se ancora ritengo l’andare a votare sempre e comunque un diritto/dovere irrinunciabile, sfoglio le pagine politiche dei quotidiani con sempre meno affezione e con sempre più velocità. No, non tirerò fuori la solita solfa la classe dirigente si è allontanata dal popolo e bla bla bla, anche perché io questa classe dirigente vicina vicina non ce l’ho mai sentita e da quando ho diritto di voto i personaggi che la popolano sono sempre gli stessi. Insomma, faccio assolutamente mea culpa per questo disinteressamento che è tanto più sbagliato, quanto più la situazione del Paese è triste. Si sa, è importante tenere duro soprattutto in momenti come questi, quando la disillusione e la ricerca del vacuo hanno campo libero e si impossessano dei cittadini più insospettabili, di quelli con più senno (sempre che questa frase voglia dire qualcosa).  Vabbè, tutto questo per dire che oggi, in autobus, mi sono sentita tremendamente solidale con la vecchina che ha commentato il dispiegamento delle forze dell’ordine per l’arrivo di Gheddafi non prendendosela con la dittatura o con un’economia che non guarda in  faccia a nessuno, ma così: “Poveri soldi nostri”. Con una frase così banale da racchiudere perfettamente il disagio comune, come diceva Fanny Ardant ne La signora della porta accanto riguardo alle canzoni d’amore: “Più sono stupide e più sono vere”.

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Inquietanti rivelazioni

2 06 2009

Mi capita spesso, leggendo i giornali che scelgo di leggere, di ritrovare affinità di pensiero, di analisi, di deduzioni. Soprattutto in alcune firme. La cosa mi “tranquillizza” e mi “identifica” in un certo senso.

Poi capita che una mattina, come oggi per esempio, leggo di una lettera che Filippo Rossi, direttore della webmagazine della fondazione di destra “Farefuturo”, vicina a Gianfranco Fini, ha indirizzato a Feltri, direttore di Libero, e dico: “Porca vacca, le stesse identiche cose che ho pensato io sfogiando Libero al bar, ieri”. Ed entro in crisi.

Si legge, nella lettera:

Non ci piace il giornalismo di cui la sua testata molto spesso è principale rappresentante. È solo una pacata presa di distanza. Cerchiamo di essere altrove. Perché non ci piacciono i titoli urlati contro il lettore. Né ci piacciono quei caratteri cubitali anche quando non servono. Né la sguaiatezza. Non ci piace la propaganda. L´appartenenza obbligata del soldatino in trincea. E non ci piace quell´ironia grezza che una volta si sarebbe definita “da caserma”. Non ci piacciono le vignette. Alcune per lo meno. Ne ricordiamo una tra tutte: quel tappo di spumante sparato contro il sedere di un Romano Prodi messo a carponi. Ecco, non ci piace la volgarità.

Ecco, esattamente quello che non piace a me. Devo iniziare a preoccuparmi?





Un “caffelatte” pericoloso

29 05 2009

Stamattina il caldo mi ha costretto a fugare il letto prima possibile. Ho un pò di tempo prima di iniziare a prepararmi per andare a seguire le lezioni del master. Il modo migliore per impiegare questa mezz’ora è accendere la tv e guardare il telegiornale, è sempre meglio essere informati prima di affrontare una nuova giornata in una grande città come Roma. La mia speranza è quella di non incorrere in notizie che mandino di traverso la mia colazione, anche se so già che difficilmente accade una cosa del genere: teatrini politici, notizie di cronaca nera e guerre sono sempre in primo piano.

Il servizio che apre la mia giornata riguarda il bullismo misto al razzismo che inorgoglisce “i ggiòvani” protagonisti del nostro post precedente. Un bambino immigrato è stato operato ai testicoli al “Fatebenefratelli” di Milano in seguito al pestaggio da parte di 5 suoi coetanei, che lo hanno picchiato definendolo “un caffelatte”. Dopo l’intervento dovrà anche sottoporsi a una terapia psicologica per riprendersi dal trauma. Non ci posso credere.

Subito dopo il telegiornale fa riferimento alla situazione francese: Sarkozy ha autorizzato la presenza di forze dell’ordine di fronte alle scuole, acconsentendo alla perquisizione degli zaini degli alunni. Fino a qualche tempo fa il problema era esattamente l’opposto. I bambini andavano difesi dai pedofili che li adescavano di fronte agli istituti. Ora è dai loro coetanei che bisogna difenderli.

Mi chiedo quale tipo società ci attenda, da chi saremo circondati noi adulti se dovremo prestare attenzione per strada al fine di evitare gli spintoni e le angherie dei cosiddetti bulli. Ho notato anch’io un peggioramento nel comportamento degli adolescenti: nessun rispetto per alcuno, mai visto nessuno di loro alzarsi sui mezzi pubblici per cedere il posto a gente più grande. Anzi, mi viene in mente un episodio al quale assistetti qualche settimana fa. Tornavo a casa dalla palestra, c’erano dei ragazzini con un pallone sull’autobus, e una vecchietta seduta lì vicino. Iniziarono a giocare e a passarsi la palla, rischiando di colpire la signora. Lei li rimproverò ma continuarono imperterriti, fino a quando la signora non disse loro che erano degli ineducati di cui i genitori non sarebbero stati fieri. Prima di scendere i ragazzi insultarono l’anziana. Io rimasi impietrita, mi sentii in colpa per non essere stata in grado di proferir parola. Chissà se un giorno la stessa cosa capiterà a me. Mi chiedo dove andremo a finire di questo passo…